Storia di un falegname e d’un eremita – Livello C2

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Lettura di livello C2 – Con questa lettura vi presentiamo Gianni Celati, uno scrittore raffinato e di talento, apprezzato e amato dal grande Italo Calvino. I due scrittori erano legati da profonda amicizia, si puo’ dire che senza Calvino non sarebbero probabilmente usciti i primi libri di Celati, e senza Celati certe idee di Calvino non si sarebbero evolute in una direzione nuova. Gianni Celati si esprime nella forma breve: il racconto. La sua scrittura è estremamente sintetica e rapida, i personaggi sono ridotti a fatti e attraverso questi sono raccontate le loro psicologie, ansie e paure. Per fare questo Celati usa spesso la forma implicita del verbo e in particolare il GERUNDIO . Nel racconto che vi presentiamo, tratto da ‘Narratori delle pianure’ del 1985, portiamo la vostra attenzione su questa forma verbale e i suoi usi particolari e ovviamente è pronto per voi un bell’esercizio sul GERUNDIO.
Buona lettura e buon lavoro!

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STORIA D’UN FALEGNAME E D’UN EREMITA

C’era un uomo che abitava a Ficarolo, in provincia di Ferrara, era un falegname. Una sera tornando a casa in bicicletta, in una stradina che immette sulla piazza del paese, veniva investito da una macchina di forestieri perché pedalava troppo lentamente.

Siccome nella macchina c’erano altri due passeggeri, e nessun testimone aveva assistito all’incidente, è stato facile per il guidatore sostenere che il ciclista gli aveva tagliato la strada. Dopo alcune settimane d’ospedale il falegname si rivolge a un avvocato per essere assistito nel processo. Questo avvocato propone un accordo con la parte avversa, mostrando di dubitare che la sola testimonianza del falegname sia sufficiente a vincere la causa. Quanto al falegname, poiché da una parte non capisce neanche la metà delle obiezioni dell’avvocato, e dall’altra insiste sul suo buon diritto ad essere risarcito, alla vigilia dell’udienza licenzia il legale e decide di affrontare il processo da solo. Si presenta dunque da solo in tribunale, sostenendo che di avvocati non ce n’è bisogno in quanto lui ha ragione e deve essere risarcito. Dopo varie obiezioni a procedere e la convocazione d’un difensore d’ufficio, finalmente viene il momento in cui i passeggeri della macchina sono chiamati a deporre. E qui il falegname, accorgendosi che ogni parola dei testimoni è falsa, rimane così stupefatto che non vuol neanche più parlare col suo difensore d’ufficio; e, quando infine è sollecitato dal giudice ad esporre la sua versione dei fatti, dichiara di non aver niente da dire e che tutto va bene così. È dunque condannato a pagare i danni dell’incidente, oltre alle spese del processo. Pochi giorni dopo vende tutta l’attrezzatura della falegnameria al suo aiutante, che da tempo desiderava mettersi in proprio, cedendogli anche la bottega e la licenza d’esercizio. Torna a casa e resta seduto su una sedia in cucina per una settimana, rispondendo sempre nello stesso modo alla moglie che gli fa domanda: che ha caldo alla testa e non può parlare con lei. Per un’altra settimana resta seduto in un bar a guardare la gente che passa sulla piazza, e una sera invece di tornare a casa si avvia fuori dal paese. Si avvia a piedi verso l’argine del Po; e dopo molto camminare, nell’alba arriva ad una capanna dove abita un pescatore eremita. Questo eremita è un ex campione di automobilismo che, dopo essersi ritirato dalle corse, aveva aperto un’officina meccanica dove venivano “truccati”, ossia potenziati, i motori di vetture sportive. Stancatosi però di quel lavoro e dopo aver letto molti libri di psicologia, s’era deciso a diventare eremita pescatore e s’era ritirato a vivere in una capanna sulle rive del Po. La capanna dell’eremita era fatta di vecchie lamiere e altri materiali di recupero; sopra la porta un pannello diceva GOMME MICHELIN. Il falegname sa che l’eremita s’è ritirato a vivere in quella capanna perché non vuole più parlare con nessuno. Dunque appena arrivato non gli rivolge la parola, si siede e si mette a guardare il fiume. È d’estate, e per circa un mese i due vanno a pescare assieme e dormono nella stessa capanna sempre in silenzio. Una mattina il falegname si sveglia e l’eremita non c’è più, perché è andato ad annegarsi nel fiume, sotto il vecchio ponte di Stellata. Quel giorno il falegname ha modo di assistere da lontano al salvataggio dell’eremita, che peraltro nuota benissimo e avvolto in una coperta viene portato via dalla moglie, a bordo d’una grossa macchina sportiva, concludendo la sua carriera di eremita. Il falegname è tornato in paese e ha chiesto al suo aiutante di assumerlo come aiutante, nella sua vecchia bottega. Così è stato. Il falegname vive ancora e solo da poco è andato in pensione.

Gianni Celati, ‘Narratori delle pianure’

Volete capire meglio come funziona il Gerundio? Ecco a voi l’esercizio sul GERUNDIO ‘Sbagliando s’impara’. Buon lavoro!

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